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villard6 - i commenti : alberto ferlenga


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commenti
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alberto ferlenga
coordinatore nazionale seminario “villard d’honnecourt”

Ogni città è fatta di pezzi che hanno altrove la loro origine, di altri che sembrano appartenerle in modo esclusivo, di altri ancora che pur non segnalandosi per particolare qualità o presenza sono i veri responsabili del formarsi dell'identità urbana.
Non sempre questi ultimi sono nominabili, non sempre appartengono ad un unico genere; talvolta nascono da mescolanze: tra edifici e vuoti, tra percorsi e difese, tra geografia e storia, altre volte la loro materia è effimera, la loro natura mobile ma pur non avendo radici rappresentano meglio di altri il senso di un luogo. E' qui che i significati hanno la possibilità di mantenersi vivi , di trasformarsi senza essere condizionati dalla bellezza, di divenire essi stessi bellezza, quella più vera e meno ingombrante, quella che si lascia permeare dalla vita degli uomini e pur cambiando genera un senso di appartenenza e permette un riconoscimento diffuso.
Per le città che hanno avuto una storia ciò può significare che il senso più autentico di quella storia è da ricercare non tanto in monumenti usurati dagli sguardi e resi distanti dalla conservazione esasperata ma nel riflesso che da questi è riverberato nei vuoti anonimi o nei volumi senza forma che li attorniano.
Allo stesso modo, per la topografia, potremmo dire che se una condizione eccezionale è spesso banalizzata dal luogo comune e dalla diffusione della sua immagine, sono piuttosto i luoghi minori, che sembrano costituirne la copia sbiadita o la conseguenza, a costituire la base per la riconoscibilità di qualunque territorio.
Più i luoghi monumentalizzati allontanano il formarsi di un senso in movimento, più le aree di contaminazione e mescolanza, le aree di passaggio o di bordo, assorbono significati, ricordi, eventi e li restituiscono sotto forma di nuova identità.
Se questo è vero per qualunque città, è tanto più vero per quelle che, come Ancona, non hanno avuto il destino di legare il proprio nome ad una immagine immediata prestata loro da un monumento o da un luogo unici. Qui la bellezza rimane in qualche modo preservata, non concentrata in pochi recinti ma diluita e sparsa, non fissa e imbalsamata ma mutevole e, se nascosta, più disponibile a manifestarsi.
Ma perché questo avvenga e ciò che è appena percepibile risulti evidente sono necessari sguardi ed azioni. Leggere una città e riprogettarne le parti, se in generale non può essere accomunato al normale lavoro dell'architetto bensì implica il conseguimento di una sensibilità diversa che sappia vedere attraverso le cose, significa qui, in particolare, fare i conti con una complessità che va prima di tutto riconosciuta.
E' la complessità di cui ogni città contemporanea è fatta e che qui ad Ancona, mescolando passato e presente, eccezione ed ordinarietà, si presenta in una versione che può rappresentare anche un modello possibile.
In questo senso lavorare tra città e porto, tra esterno ed interno tra centro e periferia non significa solo affrontare casi specifici e ragionare sulla labilità dei confini ma anche confrontarsi con materiali, altrove inerti, che qui continuano ad esprimere un senso antico e al contempo ne propongono uno nuovo a cui i progetti possono dare forma partendo dai significati già presenti.
Villard 6 si misura con questi nodi e la loro scala e la loro gamma sono tali da rendere le sperimentazioni di progetto utili laboratori per comprendere non solo questa ma anche altre città e per apprendere l'arte di migliorare i luoghi attraverso l'architettura, partendo dai loro caratteri più comuni.